Il panorama degli appalti pubblici in Italia è in piena trasformazione, con l'entrata a regime del nuovo Codice dei Contratti Pubblici (D.Lgs. 36/2023) e il decreto correttivo del 2024-2025.
Il 98% degli affidamenti senza gara aperta
I numeri sono impressionanti: 61.731 procedure (il 98,27% del totale), per un valore di 18,9 miliardi di euro, riguardano lavori sotto i 5 milioni di euro. In questa fascia il nuovo codice impone l'affidamento diretto (fino a 150.000 euro) o la procedura negoziata senza bando.
Un dato che ha acceso un ampio dibattito sulla effettiva tutela della concorrenza nel mercato dei lavori pubblici.
Digitalizzazione obbligatoria
Le stazioni appaltanti devono assicurare la digitalizzazione del ciclo di vita dei contratti, garantendo trasparenza e protezione dei dati personali. Il nuovo codice disciplina anche l'uso di procedure automatizzate per la gestione delle gare e per la valutazione delle offerte, aprendo la strada all'utilizzo dell'intelligenza artificiale negli appalti pubblici.
Il Collegio Consultivo Tecnico
Il CCT diventa obbligatorio nei casi di iscrizione di riserve, proposte di variante e ogni altra disputa durante l'esecuzione di contratti di importo pari o superiore alla soglia europea. Un organo composto da esperti indipendenti, pensato per ridurre i tempi di risoluzione delle controversie e i ritardi nel completamento delle opere.
Giurisprudenza recente
Il Consiglio di Stato è intervenuto con pronunce significative:
- Sentenza 1965/2026: l'invalidità della procedura non può fondarsi sulla sola astratta possibilità di circolazione dei file al di fuori della piattaforma digitale
- Sentenza 917/2026: le stazioni appaltanti possono richiedere condizioni di ammissione anche nelle concessioni
Fonti: Il Sole 24 Ore - NT+ Diritto, Altalex