Con la Legge di Bilancio 2026 il legislatore ha introdotto una misura fiscale concreta e attesa da molti lavoratori: le maggiorazioni e le indennità riconosciute per lavoro notturno, festivo, nei giorni di riposo settimanale o in regime di turni potranno essere tassate con un'aliquota fissa del 15%, anziché con le aliquote ordinarie IRPEF che partono dal 23%. A fare chiarezza sulle modalità operative è intervenuta l'Agenzia delle Entrate con la Circolare n. 2/E del 24 febbraio 2026, che si affianca alla Risoluzione n. 2/E del 29 gennaio 2026 contenente i codici tributo per i versamenti tramite modello F24.
Di seguito analizziamo la misura nei suoi aspetti essenziali, con un occhio di riguardo alle ricadute pratiche per dipendenti e aziende.
In cosa consiste la misura e qual è il risparmio effettivo?
L'articolo 1, commi 10 e 11, della Legge n. 199 del 30 dicembre 2025 (Manovra 2026) prevede che determinate voci della busta paga — quelle legate a prestazioni lavorative in orari o giorni particolari — vengano assoggettate a un'imposta sostitutiva dell'IRPEF e delle addizionali regionali e comunali pari al 15%.
Il vantaggio è immediato e tangibile: un lavoratore che riceve un'indennità notturna non vedrà quella somma cumularsi al resto del reddito per determinare lo scaglione IRPEF applicabile. Pagherà semplicemente il 15% su quella voce, chiudendo il proprio debito fiscale nei confronti dell'Erario. Rispetto all'aliquota minima ordinaria del 23% — senza contare le addizionali locali — il risparmio netto è significativo.
Chi può beneficiarne e chi ne è escluso?
L'agevolazione è riservata ai lavoratori dipendenti del settore privato che nel 2025 abbiano percepito un reddito di lavoro dipendente complessivo non superiore a 40.000 euro. Ai fini del calcolo si considerano tutti i redditi da lavoro dipendente dell'anno precedente, anche se provenienti da più rapporti di lavoro.
Sono invece esclusi dalla misura i dipendenti degli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande e quelli del settore turismo, inclusi gli stabilimenti termali. Per questi lavoratori la Manovra 2026 prevede uno strumento diverso — il cosiddetto trattamento integrativo speciale disciplinato dall'articolo 1, comma 18 della stessa legge.
Quali voci di busta paga rientrano nell'agevolazione?
L'imposta sostitutiva si applica alle seguenti tipologie di compensi, purché previsti dai contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL) applicabili:
- Maggiorazioni e indennità per lavoro notturno, secondo la definizione contenuta nel D.Lgs. n. 66/2003;
- Maggiorazioni e indennità per lavoro festivo e per lavoro svolto nei giorni di riposo settimanale individuati dal CCNL, indipendentemente dal fatto che coincidano o meno con la domenica;
- Indennità di turno e altri emolumenti connessi al lavoro a turni, come definiti dalla normativa e dalla contrattazione collettiva;
- Indennità di reperibilità, quando collegate alle tre tipologie di attività sopra elencate.
Cosa non rientra nella flat tax?
È altrettanto importante sapere cosa rimane fuori dall'agevolazione. Non beneficiano dell'imposta sostitutiva al 15%:
- Le somme previste da accordi territoriali o aziendali (e non da CCNL);
- Gli istituti retributivi indiretti corrisposti in caso di assenza per malattia, maternità, paternità o infortunio;
- Gli istituti retributivi differiti, come il TFR;
- Tredicesima, quattordicesima e altre voci di retribuzione diretta ordinaria;
- I compensi per lavoro straordinario (salvo quello svolto in orario notturno o festivo);
- Tutti i compensi che, pur denominati come indennità o maggiorazioni, sostituiscono in tutto o in parte la retribuzione ordinaria.
Il tetto annuo di 1.500 euro
La detassazione non è illimitata. Le somme agevolabili nel corso del 2026 sono soggette a un tetto massimo annuo di 1.500 euro. Questo limite funziona come una franchigia: le somme che rientrano entro tale soglia godono della tassazione ridotta al 15%, mentre quelle eccedenti vengono assoggettate alla tassazione IRPEF ordinaria e concorrono al calcolo delle addizionali.
Come funziona in pratica: il ruolo del datore di lavoro
Una buona notizia per i lavoratori: non è necessario presentare alcuna domanda per ottenere l'agevolazione. Il beneficio viene applicato direttamente in busta paga dal datore di lavoro, che ha l'obbligo di verificare la sussistenza dei requisiti soggettivi e oggettivi.
Se il datore di lavoro attuale non è lo stesso che ha rilasciato la Certificazione Unica (CU) per il 2025, il dipendente dovrà attestare per iscritto il proprio reddito dell'anno precedente, mediante dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà ai sensi del D.P.R. n. 445/2000, oppure consegnando direttamente le CU relative ai rapporti di lavoro intercorsi nel 2025.
Il datore di lavoro applicherà poi la ritenuta del 15% sulle somme agevolate e la verserà all'Erario tramite modello F24, utilizzando i codici tributo comunicati dall'Agenzia delle Entrate con la Risoluzione n. 2/E del 29 gennaio 2026.
L'unica ipotesi in cui il lavoratore deve attivarsi è quella della rinuncia volontaria all'agevolazione: chi preferisce la tassazione ordinaria dovrà comunicarlo per iscritto al proprio datore di lavoro.
Un'opportunità da non sottovalutare
La flat tax al 15% su queste specifiche voci retributive rappresenta un beneficio concreto per una platea ampia di lavoratori: operatori sanitari, addetti alla logistica, lavoratori della grande distribuzione, turnisti dell'industria manifatturiera e molte altre categorie. Per le aziende, invece, l'obbligo di corretta applicazione della misura richiede attenzione nella classificazione delle voci paga e nella verifica dei requisiti reddituali dei dipendenti.
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